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  <title>Il CLANdestino europeo</title>
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  <description>L'Europa vista da Babel Strasburgo</description>
  <language>en</language>
  <pubDate>Fri, 08 Aug 2008 07:08:27 +01:00</pubDate>
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    <title>Divieto al NPD : un esempio di democrazia ?</title>
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    <pubDate>Thu, 19 Jun 2008 13:53:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>Vincent</dc:creator>
            
    <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Scritto da Lena Morel il 30 maggio 2008&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;em&gt;Tradotto da Véronique Strobel e Roberta Pinna&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://strasbourg.cafebabel.com/public/strasbourg/NPD2.jpg&quot; alt=&quot;NPD2.jpg&quot; style=&quot;float:left; margin: 0 1em 1em 0;&quot; /&gt;&lt;em&gt;„I partiti, che tentano attraverso i loro obiettivi o l'atteggiamento dei loro membri di alterare o addirittura cancellare l'ordine democratico liberale o ancora ad attentare all'esistenza della Repubblica federale Tedesca, sono anticostituzionali. Il Consiglio costituzionale decide sulla questione di incostituzionalità“.&lt;/em&gt; &lt;em&gt;(Legge fondamentale, Art. 21, capoverso 2-21.2 GG).&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Si chiamano Vlaams Block, Front National, NPD... e fanno parte della schiera di partiti che sfidano le democrazie occidentali. In un contesto di evidente aumento degli estremismi politici in Europa, il partito nazional-democratico (NPD – National demokratische Partei) ha scatenato il dibattito sulla democrazia in Germania : bisogna autorizzare o vietare l’esistenza di tali gruppi politici ? Dove si trova la soluzione ? I segni del passato sono ancora molto presenti quando si parla di problematiche legate all‘accettazione o meno del paesaggio politico democratico, rappresentativo della totalità dei pensieri. Paragoni con ciò che accade altrove in Europa sembrano necessari per capire ed analizzare una tendenza più o meno generale, una questione probabilmente trascurata ultimamente. Non va ad ogni modo dimenticata la specificità del caso tedesco : la Germania si mostra esitante tra la volontà di essere un „modello“ democratico ed il peso del passato che la rende particolarmente vulnerabile faccia a faccia con le altre nazioni.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Torniamo ad un dibattito che scandisce la vita politica tedesca dagli anni 90 : quello nato attorno alla costruzione di  tale polemica e l'assenza di un suo chiaro impatto sulla politica.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://strasbourg.cafebabel.com/public/strasbourg/NPD.jpg&quot; alt=&quot;DEU NPD PARTEITAG&quot; style=&quot;float:left; margin: 0 1em 1em 0;&quot; /&gt;A metà  2006, &lt;a href=&quot;http://www.herodote.org/article.php3?id_article=324&quot;&gt;il NPD entrò in Parlamento del Land di Schwerin&lt;/a&gt; (Mecklemburgo- Pomerania occidentale e in quattro parlamenti di quartieri di Berlino). Un risultato elettorale che rilanciò poi una polemica politico-giuridica a volte scottante, altre volte latente in Germania, riguardante il divieto della Corte Costituzionale sull'esistenza del partito di estrema destra creato nel 1964. E' solo verso la fine del 2007 che, dopo un nuovo incidente xenofobo, il segretario generale del SPD (partito soziale-democratico), Kurt Beck, decide in modo definitivo l'iscrizione della questione di  tale procedura giuridica nel calendario politico e mediatico tedesco. &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dagli anni 90, il NPD si è radicalizzato, sia nel contenuto dei pensieri (le referenze al nazional-socialismo sono sempre più visibili) che nella sua composizione. Non c'è dubbio oggi, che il partito nazional-democratico tedesco rappresenti il crogiolo del palcoscenico neo-nazista e skinhead. Non le è permesso, ad ogni modo di agire in regime di totale impunità, vista la sorveglianza imposta dagli informatori infiltrati dell'ufficiale federale e degli uffici regionali per la protezione costituzionale, i cosiddetti„V-Männer“.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Sono appunto le azioni dei sopraccitati „V-Männer“ ad aver determinato il fallimento, nel 2003, del loro primo tentativo nel governo e nel parlamento tedeschi.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ostacoli costituzionali : una questione tecnica&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Traendo supporto dall’articolo 21, capoverso 2 della legge fondamentale tedesca, il governo ed il parlamento tedeschi proponevano nel 2001 una mozione di incostituzionalità e di divieto del NPD. La Corte Costituzionale, unica istituzione abilitata a pronunciarsi su quest'argomento, aveva rifiutato la procedura nel 2003 perché incerta sulla rilevanza delle valutazioni degli informatori (i V-Männer) e delle loro attività nel NPD.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Non si trattò, per, della prima volta in cui una procedura di divieto venisse proposta per un partito politico. Dalla sua creazione, la Repubblica federale ha assistito a già due proposte di divieto, entrambe accettate : una nel 1953 contro il partito neo-nazista „Sozialistische Reichspartei“ (successore ufficiale del NSDAP – partito nazista del terzo Reich) e una seconda nel 1956, contro il partito comunista tedesco (KPD). Ciò sostiene la tesi secondo la quale il fallimento del 2003 è stato causato più da vizi di forma che di fondo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Kurt Beck, strenuo promotore del rilancio di una procedura di divieto, insieme ai suoi sostenitori, affronta oggi la questione del fallimento del precedente tentativo : „Esiste davvero del materiale 'pulito' contro il NPD ?“ (ovvero del materiale non proveniente dagli informatori, considerati non attendibili,  &lt;em&gt;Auch die SPD lieferte nichts&lt;/em&gt;, FAZ am Sonntag, 6.4.2008). Il ministro dell'interno, Wolfgang Schäuble (CDU) notava che „è necessario disporre di prove che non siano inquinate da informazioni provenienti dai V-Männer. “Ho paura che tale materiale non sia disponibile in quantità rilevante”. Klaus Wowereit (SPD) dichiarava, d’altra parte, che „i ministri dell'Interno, federale e regionale, dovranno giustificare il divieto con grande attenzione per evitare un nuovo rifiuto da parte della Corte costituzionale. Non possiamo lasciare che il NPD vinca ancora una volta“.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il ruolo degli informatori al servizio della protezione costituzionale dipende dunque da una scelta decisiva : ritirare gli osservatori infiltrati per garantire un materiale d'accusa incensurabile oppure garantire il controllo del NPD mantenendo l’attuale organizzazione ?&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Negare il problema piuttosto che risolverlo ?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://strasbourg.cafebabel.com/public/strasbourg/./.NPD_jetzt_t.jpg&quot; alt=&quot;NPD_jetzt.jpg&quot; style=&quot;float:right; margin: 0 0 1em 1em;&quot; /&gt;Questa è la domanda fondamentale che si pongono i protagonisti del dibattito in corso: quali problemi possono essere generati da un tale divieto se non opportunamente accompagnato da progetti di educazione civica e sensibilizzazione politica ? &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Oltre la questione giuridica e costituzionale che pone un divieto e la procedura che ne deriva, la sorte del NPD scaturisce in un  dibattito attualmente molto politicizzato. Le iniziative della società civile si moltiplicano grazie a diversi mezzi di comunicazione, internet in primis (&lt;a href=&quot;http://www.mut-gegen-rechte-gewalt.de/&quot;&gt;Mut gegen Rechte Gewalt&lt;/a&gt; o &lt;a href=&quot;http://www.npd-verbot-jetzt.de/&quot;&gt;NPD Verbot jetzt&lt;/a&gt;) nonché attraverso contro-manifestazioni in concomitanza degli  incontri pubblici dell'estrema-destra. &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ciò che caratterizza il dibattito tedesco è senza dubbio la polarizzazione politica riguardo la questione della natura della democrazia. Mentre la posizione francese riguardo l'esistenza del Front National provoca prevalentemente reazioni individualizzate, in Germania si assiste al costante schieramento partitico di  maggioranza ed opposizione, social-democratici (SPD) e democrazia cristiana (CDU – CSU) – anche svincolate dalla specificità dei partiti. Il governo si è dimostrato scettico per il rilancio di una tale procedura di divieto : del resto, è la posizione sostenuta dalla grande maggioranza degli eletti del CDU-CSU, che fa riferimento soprattutto alla questione controversa degli informatori infiltrati ed ai rischi che rappresenterebbe il  loro ritiro ai fini dell’osservazione del NPD. La maggioranza del SPD vorrebbe concretizzare una nuova procedura per far tacere il discorso di propaganda del NPD e rispondere alle esigenze democratiche del sistema dei partiti della Repubblica federale tedesca. I Verdi (Bündnis90/die Grünen) e il partito comunista (PDS) preferiscono la sensibilizzazione e la battaglia politica alla lotta giuridica. &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Gli argomenti avanzati da gli uni o dagli altri sono numerosi : finanziamento del partito con il danaro pubblico, riforma legislativa per il divieto di partiti politici, sostegno all’azione preventiva e a nuovi progetti di sensibilizzazione o ancora controllo del moto in seno a un partito piuttosto che suo frazionamento in piccoli gruppi „clandestini“ incontrollabili.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Si intravede senza dubbio la logica elettorale dietro a quella dichiarata dei valori democratici. Il CDU/CSU vorrebbe offrire un'alternativa misurata all'elettorato dell'estrema destra con un'integrazione dei suoi membri proprio nel partito cristiano-democratico : una strategia rischiosa e ambigua, che ha però il merito di includere i membri del NPD in un quadro democratico. D'altronde  osservando alcuni altri tentativi politici recenti, anche in altri contesti europei, si può trarre la conclusione che questa sia una tendenza strategica generalizzata e non esclusiva della destra tedesca. Dal suo canto, la SPD risponde senza dubbio ad un’opinione pubblica piuttosto favorevole al divieto costituzionale del NPD : un sondaggio pubblicato nel 2006 dall'istituto Emnid indicava che il 66 % dei cittadini tedeschi era a favore del divieto del NPD, contro un 23 %  opposto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L'iscrizione del caso tedesco in un panorama più esteso, su  scala europea, mostra un'evidenza : la polemica non è unica, tantomeno lo è la situazione. Gli ostacoli incontrati a livello nazionale durante la costruzione delle nostre democrazie servono da insegnamento : l’oggettività dovrebbe rappresentare la via per la ricerca di una soluzione comune. Che sia l'Unione Europea, il Consiglio d'Europa o la Corte europea dei Diritti Umani, l’Europa ha progredito lungo un cammino evolutivo incoraggiante. La questione a questo punto è se siano o meno all’altezza di fronteggiare sfide delicate come quella della questione democratica.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Aspettando l'Europa...&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://strasbourg.cafebabel.com/public/strasbourg/frattini.jpg&quot; alt=&quot;frattini.jpg&quot; style=&quot;float:left; margin: 0 1em 1em 0;&quot; /&gt;La proposta di Kurt Beck di rilanciare una procedura di divieto del NPD nel 2006 ha avuto una ampia risonanza a livello europeo. Franco Frattini, all’epoca commissario europeo per giustizia, libertà e sicurezza e vice-presidente della Commissione europea, si era mostrato favorevole a quest'azione di opposizione all'estrema destra tedesca. Secondo lui, la Germania sarebbe, con la Francia, il Belgio, il Danimarca e l'Italia, uno dei cinque Paesi ad avere più problemi con la gestione dell'estrema destra. Qualificando l'estrema destra ed il partito neo-nazista come „tumore canceroso“,  che rappresenta una „vera minaccia“ per la democrazia, Franco Frattini ha dichiarato che „dobbiamo migliorarci nella lotta contro il razzismo e la xenofobia, sia nella prevenzione che nella reazione“. &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Quali ripercussioni e concretizzazioni di questa presa di posizione ne risultano oggi che Frattini stesso dovrebbe far fronte ai sollevamenti xenofobi contro i Rom nel suo Paese ? &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Una prima risposta è stata data sotto la presidenza tedesca del Consiglio europeo nel 2007 : &lt;em&gt;“l'Europa è decisa a difendere in maniera decisiva i suoi valori comuni ed a punire con determinazione coloro che attentano all’integrità di questi valori, devalorizzando la dignità dell'uomo. Nel futuro, ci sarà, su scala europea, un minimo obbligatorio di armonizzazione nei dispositivi relativi all'incriminazione nella diffusione di espressioni razziste e xenofobe. L'incitazione pubblica all'odio o alla negazione o la banalizzazione di delitti di genocidio con finalità razziste o xenofobe saranno incriminati dappertutto in Europa. Diamo, in questo modo, un segnale chiaro contro il razzismo e l'intolleranza”,&lt;/em&gt; sottolineava Brigitte Zypries, presidente del Consiglio dell'UE dei ministri della giustizia. Ma le disposizioni della decisione-quadro emanate dalla presidenza tedesca non sono direttamente applicabili : devono essere trasposte in diritto nazionale dagli Stati membri e lasciano quindi „la possibilità di manovra necessaria per mantenere le tradizioni costituzionali ben stabilizzate“. Si tratta quindi di una lunga strada da percorrere, a scapito dell’emergenza della situazione attuale. La decisione-quadro dovrà prossimamente attraversare i meandri legislativi dell'Unione Europea prima di poter determinare un’armonizzazione europea concreta.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Prendiamo ora in considerazione i casi del Consiglio d’Europa e della Corte europea dei Diritti Umani. La Corte era stata deferita dai membri del KPD quando era stato giudicato anticostituzionale nel 1956. Il partito comunista tedesco aveva fatto appello alla Commissione europea dei Diritti Umani (istituzione mediatrice del Consiglio di Europa per le querele sporte all'indirizzo della Corte europea dei Diritti Umani) in nome della Convenzione europea dei Diritti Umani. Dichiarato irricevibile, il ricorso dichiarava : &lt;em&gt;„nessuna delle disposizioni della presente Convenzione può essere interpretata come implicando per uno Stato, un raggruppamento o un individuo, un diritto qualsiasi di dedicarsi ad un'attività o di compiere un atto aspirando alla distruzione dei diritti o libertà riconosciuti nella presente Convenzione o a delle limitazioni più ampie di questi diritti e libertà di quelle previste nella suddetta Convenzione“.&lt;/em&gt; Da questa prima decisione presa in favore dello Stato tedesco, la Corte europea dei Diritti Umani è stata chiamata a pronunciarsi sul caso del Refah Partisi, partito turco minacciato di dissoluzione dalla Corte di cassazione turca. La decisione finale lascia trasparire un'interpretazione „tollerante“ e „totale“ della Democrazia : &lt;em&gt;„un partito politico di cui i responsabili incitano a ricorrere alla violenza , e/o propongono un progetto politico che non rispetta una o più regole della democrazia o che mira la distruzione di questa e l’ignoranza dei diritti e libertà che riconosce, non può prevalersi della protezione della Convenzione contro le sanzioni inflitte per questi motivi“&lt;/em&gt; (arresto nella faccenda Refah Partisi, Erbakan, Kazan e Tekdal c. Turchia, 21.7.2001). L'andatura del Consiglio d’Europa è d’altro canto identica (restrizioni riguardanti i partiti politici negli Stati membri del Consiglio d’Europa e proposizioni formulate dalla Commissione di Venezia), affermando che la &lt;em&gt;“restrizione o la dissoluzione di partiti politici si giustifica solo nei casi in cui il partito usi la violenza o minacci la pace civile e l'ordine costituzionale democratico del Paese“&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il NPD, con a capo Ugo Voigt, da prova di grande arguzie : destreggiandosi nella legittimità garantita dalla legge fondamentale tedesca e nella sentenza della Corte europea dei Diritti Umani, è riuscito fino ad ora a muoversi nei limiti della legalità e della costituzionalità. &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Le conclusioni della Corte europea dei Diritti Umani e del Consiglio d’Europa sembrano forse lassiste e sono espresse in modo da non sconfinare sul terreno delle legislazioni e giurisdizioni nazionali. Ma in fin dei conti, non mostrando la fermezza necessaria a garantire il funzionamento di un determinato modello di Democrazia, di cosa saranno mai garanti ? &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Se rimpiangere la mancanza di armonizzazione su scala Europea è naturale, lo dovrebbe essere anche l'impossibilità di prendere decisioni vincolanti da parte del Consiglio d’Europa e della Corte europea dei Diritti Umani. La constatazione del presunto fallimento del divieto del NPD in Germania, condizionato da  un dossier di accusa „troppo poco“ convincente, è senza dubbio legata all’esagerata „politicizzazione“ del dibattito (il 31 marzo scorso, il deposito del materiale di accusa si chiudeva mentre il SPD stesso aveva avuto difficoltà a raccogliere delle prove „pulite“). Ma alla fine, possiamo lamentarcene ?
Gli ostacoli giuridici al divieto del NPD, come pure le conclusioni del Consiglio d’Europa e della Corte europea dei Diritti Umani, ci indicano che sarebbe forse preferibile in Germania, ma anche nel resto d’Europa, di orientare la sanzione contro i rappresentanti piuttosto che contro i partiti. E' in effetti possibile rendere ineleggibile qualsiasi persona condannata per aver proferito delle parole razziste o xenofobe : un divieto di rappresentazione politica che può escludere, anche per lunghi periodi, dal campo politico e mediatico. Fino ad ora, pochi Stati europei hanno legiferato sui divieti ai partiti politici. E non a caso : l'immagine „democratica“ ed il valore della Democrazia intervengono in queste situazioni. E non c'è una più meschina democrazia di quella che non garantisce il pluralismo politico emanante dalla volontà dei cittadini.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;

&lt;pre&gt;&lt;/pre&gt;

&lt;p&gt;La lotta esclusivamente politica e civica contro l’ NPD non sarebbe quindi il migliore modo, per una giovane democrazia, di farsi valere?&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/antinazi/2114542551/&quot;&gt;(Foto 1 : flickr/anti_nazi_koordination-ffm)&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;a href=&quot;http://www.bpb.de/themen/FSOSP0,0,0,Die_Nationaldemokratische_Partei_Deutschlands_%28NPD%29.html&quot;&gt;(Foto 2 : AP)&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/37sechsblog/1307042440/&quot;&gt;(Foto 3 : flickr/37sechsblogger)&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/romania-communists-corruption-criminals/1105180079/&quot;&gt;(Foto 4 : Franco Frattini, Flickr/vladsirghe2004)&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
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    <title>Calcio europeo: è tempo di allargamento?</title>
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    <pubDate>Mon, 16 Jun 2008 09:58:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>Vincent</dc:creator>
            
    <description>&lt;h5&gt;Una sera allo stadio di Loujniki. Già prima dell'inizio, una finale storica.&lt;br /&gt;&lt;/h5&gt;


&lt;p&gt;&lt;em&gt;Scritto da Jean-Baptiste Mathieu il mercoledì 21 maggio 2008&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;em&gt;Tradotto da Roberta Pinna e Véronique Strobel.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://strasbourg.cafebabel.com/public/strasbourg/./.lujnicki_s.jpg&quot; alt=&quot;lujnicki.jpg&quot; style=&quot;float:left; margin: 0 1em 1em 0;&quot; /&gt;Il 21 maggio scorso si è svolta la finale della Champions League nello stadio Loujniki di Mosca. Se da  molti appassionati del calcio europeo questa finale era già considerata un evento in se stesso, essendo la prima partita di questa portata a coinvolgere due squadre inglesi (Chelsea FC e Manchester United FC), la portata storica di questo incontro va ben oltre. Per la prima volta, infatti, la finale della competizione più importante tra club europei si è svolta in un Paese dell‘ Europa dell'Est. Mai prima d’ora una finale della Coppa dei campioni europei né della Champions League si era svolta oltre il confine di Vienna, con l‘eccezione di Belgrado, nel 1973 (1).&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;In una competizione monopolizzata dalle squadre italiane, inglesi e spagnole, l'assenza prolungata di squadre dell'Est nelle finali, tralasciando il campionato del 98-99, è diventata un'abitudine per i tifosi europei.
L‘immagine del calcio est-europeo è stata degradata da più di quindici anni di mediocrità. In questo ambiente, in cui solo chi vince fa notizia, l'Europa dell'Est è stata gradualmente dimenticata. Eppure i Paesi dell'Est hanno scritto la storia della Coppa dei campioni europei. Ricordiamo per esempio i quarti di finale fra Saint Etienne e Dynamo- Kiev il 17 marzo 1976. Sconfitti a Kiev  2-0, i Verdi hanno poi recuperato il loro ritardo accumulato nel tempo regolamentare, prima che nel tempo supplementare, Dominique Rocheteau, ferito al polpaccio, offrisse la vittoria alla squadra di Saint Etienne, nel 112esimo minuto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In realtà la maturazione delle squadre al di là della cortina di ferro si è avverata negli anni tra il ‘60 ed il ‘90. Già nella sua prima edizione nel 1955, due squadre mostrano il loro interesse all'iniziativa del quotidiano l'Equipe (2), il Gwardia Varsovie ed il Voros Lobogo. I primi anni saranno difficili. Ai tempi del grande successo del Real Madrid, delle finali giocate davanti a più di 100 000 spettatori, e in cui nessuna squadra dell'Est era riuscita ad andare oltre i quarti di finale.
Bisognerà aspettare la stagione ‘64-‘65 per vedere la squadra ungherese Gyor Eto FC arrivare  fino in semifinale. Da questo momento in poi un nuovo orizzonte si apre: le stagioni a cavallo tra il’66 ed il ‘70, vedevano successivamente il FK CSKA Sofia, Marila Pribram, lo Spartak Tinava, e alla Legia Varsovia in finale. Negli anni 70, anche l’Ujpest FC e la Dynamo Kiev.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il periodo d'oro sarà quello degli anni ‘80. A parte le stagioni ‘80-‘81, ‘84-‘85 e ‘89-‘90, i Paesi dell'Est sono sempre stati presenti in semifinale, come nella finale di 1986 nello stadio Sanchez Pizjuan di Sevilla. Un anno dopo la tragedia di Heysel, le squadre  inglesi sono state escluse da tutte le competizioni europee. Il FC Barcellona è allora favorito per succedere alla Juventus di fronte al Steaua Bucarest. Dopo 120 minuti di stasi, il portiere rumeno Helmuth Duckadam ferma i cinque goal nella porta barcellonese. Marius Lacatus e Gavril Balint non perderanno la loro abilità di fronte alla porta catalana. La ambita coppa europea è dei Rumeni. I giocatori di Bucarest saranno poi di nuovo in finale nella stagione ‘88-‘89 a Barcellona al Campo Nou contro il Milan AC. I Rossoneri vinceranno con due doppi goal di Ruud Gullit e Marco Van Basten. La finale si concluderà sul punteggio di 4 a 0. Alla fine degli anni ottanta il Steaua Bucarest è arrivato tre volte in semifinale, il Dinamo Bucarest, il FK CSKA Sofia, il Widzew Lodz ed il Dynamo Kiev una volta.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Gli anni novanta segneranno un cambiamento. Fin dal ‘90-‘91, tranne la stagione ‘98-‘99, le semifinali della competizione europea più importante si sono tutte svolte senza nessun rappresentante dei Paesi dell'Est. Il Spartak Mosca perse quell'anno appena prima della finale, quando giocava contro l'Olimpico di Marsiglia, allora considerato come la migliore squadra d'Europa. I marsigliesi eliminarono lo Spartak ma persero poi a Bari al tiro a rete nella finale contro la Stella rossa di Belgrado. &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Nel ‘93, l’organizzazione della gara cambia. La Champions League, diventa coppa dei campioni europei e questo cambiamento rende la partecipazione difficile per le squadre dei Paesi dell'Est. La cancellazione delle partite con eliminazione diretta dall'inizio fino alla fine della competizione, rimpiazziate con un sistema di “partite di girone”e la moltiplicazione dei turni preliminari per i Paesi classificati oltre i primi posti della classificazione dell'UEFA, complicano l'accesso delle squadre dell'Est europeo al vertice della competizione. Attualmente, solo il primo del campionamento russo è sicuro di poter giocare nella fase finale della Champions League. Tutti gli altri rappresentanti dei Paesi dell'Est devono passare attraverso uno, due o addirittura tre turni preliminari ad eliminazione reciproca, prima di affrontare le altre partite. Tra il 1991 e il 2008 un solo club riuscirà ad arrivare in semifinale. Il Dynamo di Kiev, guidato da Andrei Chevchenko, è stato eliminato dal Bayern di Monaco, a sua volta sconfitto dal Manchester United durante una sorprendente finale.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ora, due orizzonti si prospettano perché il calcio europeo guadagni la sua rivincita. La trasformazione di uno o due clubs in squadre europee paragonabili al Chelsea. È ciò verso cui sembra dirigersi il calcio russo ed il suo rappresentante principale, recente vincitore della coppa UEFA : lo Zenith di San Pietroburgo. Oppure una riforma della Champions League, finalizzata al cambiamento delle regole d’accesso al campionato delle squadre classificate oltre il nono posto della classificazione UEFA. Un progetto difficile da realizzare ma che Michel Platini, presidente della UEFA sembra determinato a realizzare. &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Intanto, l'organizzazione nell'Est europeo delle finali delle coppe europee, (ad esempio nel 2012 in Polonia o in Ucraina) rappresentano già buone occasioni per rivalorizzare l’importanza del calcio in questi paesi. Entrando nello stadio di Loujniki il 21 maggio scorso, Didier Drogba, Cristiano Ronaldo e tutti gli altri hanno già compiuto un gesto storico.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;(1)	Tuttavia, la storia, come lo stile del calcio nei Balcani, non sono gli stessi che in Russia, Polonia , Ungheria, Ucraina, o Romania. E' quindi importante non fare confusione fra Paesi provenienti o limitrofi dell'ex-Yugoslavia e i Paesi dell‘Europa dell'Est.
(2)	Il quotidiano sportivo francese è stato ideatore della prima edizione della coppa dei campioni europea.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;em&gt;(Foto : flickr/lordah)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
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    <title>La clonazione nei nostri piatti : l'UE segue le orme degli Stati Uniti ?</title>
    <link>http://strasbourg.cafebabel.com/it/post/2008/04/02/La-clonazione-nei-nostri-piatti-%3A-lUE-segue-le-orme-degli-Stati-Uniti</link>
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    <pubDate>Tue, 06 May 2008 09:18:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>Vincent</dc:creator>
            
    <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Articolo pubblicato in francese il 17 marzo 2008&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Scritto da Oriane Heckmann e Vincent Lebrou&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Tradotto da Roberta Pinna e Véronique Strobel&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://strasbourg.cafebabel.com/public/strasbourg/./.clonage_s.jpg&quot; alt=&quot;clonage.jpg&quot; style=&quot;float:left; margin: 0 1em 1em 0;&quot; /&gt;Dopo aver autorizzato la messa sul mercato di Organismi Geneticamente Modificati (OGM), la Commissione Europea lascia intendere che, fra qualche anno, si potrebbero anche commercializzare prodotti alimentari provenienti da animali clonati. Il 14 di gennaio, la stessa Commissione adottava una proposta di revisione del regolamento relativo ai nuovi alimenti per facilitare la messa sul mercato di alimenti „nuovi e innovativi nell'Unione Europea“. Adottando questa proposta si creerebbero dispositivi destinati ad incoraggiare l'industria ad  investire nello sviluppo „di nuovi tipi di alimenti e nuove tecniche di produzione di alimenti“. Questa espressione ambigua indicherebbe dunque alimenti derivanti da animali clonati.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Simbolicamente, all'indomani di questa decisione, la Food and Drugs Administration (FDA), amministrazione delle derrate alimentari e dei medicinali negli Stati Uniti, permetteva la commercializzazione di prodotti derivati da animali clonati : „la carne ed i latticini provenienti da bovini, da maiali e da capre clonati sono tanto sicuri quanto gli alimenti che mangiamo tutti i giorni“ dichiarava in questa occasione Stephen Sundlof, responsabile della sicurezza degli alimenti alla FDA.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ma c'è veramente bisogno di autorizzare la commercializzazione di alimenti derivati da animali clonati ?
Le opinioni al riguardo sono varie.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;ins&gt;&lt;strong&gt;La clonazione nei nostri piatti : un processo davvero ineluttabile ?&lt;/strong&gt;&lt;/ins&gt;&lt;/p&gt;


&lt;pre&gt;In reazione alla proposta della Commissione Europea, il Gruppo Europeo per l’etica delle scienze e delle nuove tecnologie sottolinea i propri dubbi sui problemi etici che porta una tale rivoluzione, in particolare „in rapporto alla portata attuale delle sofferenze e dei problemi di salute degli “animali utilizzati per la riproduzione di cloni e di quelli clonati“. Afferma inoltre di „non avere argomentazioni convincenti per giustificare la produzione di cibo a base di animali clonati e della loro prole“ &lt;a href=&quot;http://strasbourg.cafebabel.com/it/post/2008/04/02/comunicato stampa del 16 gennaio scorso&quot; title=&quot;comunicato stampa del 16 gennaio scorso&quot;&gt;comunicato stampa del 16 gennaio sc...&lt;/a&gt;. Il Gruppo chiama a prendere alcune precauzioni prima di procedere  in questa iniziativa : consiglia, ad esempio, l'elaborazione di inchieste ed analisi complementari a proposito del benessere dell'animale a lungo termine e le ripercussioni sulla salute dei cloni e della loro prole. Insiste anche perché dei provvedimenti concreti per proteggere il patrimonio genetico delle specie siano effettuati. Raccomanda anche di promuovere lo sviluppo di dibattiti pubblici : l'impatto della clonazione di animali di allevamento sull'agricoltura e l'allevamento di bovini, gli effetti dell'aumento del consumo di carne e dell'allevamento bovino sulla società, oltre che la distribuzione imparziale delle risorse alimentari... tutte queste domande, secondo il Gruppo,  dovrebbero essere poste in ambito pubblico con maggiore frequenza.&lt;/pre&gt;

&lt;p&gt;L'Autorità europea di sicurezza degli alimenti, in seguito all'opinione resa pubblica dal Gruppo, ha ammesso che la clonazione solleva numerosi problemi di ordine etico e sociale. Ha anche dichiarato che questa visione è presa in considerazione nei propri progetti scientifici attualmente in atto. L'EFSA, incaricata di fornire alla Commissione Europea consulenza indipendente su tutte le problematiche che trattano direttamente o indirettamente la sicurezza alimentare, dovrebbe dare un parere definitivo sulla questione a maggio di quest'anno. L'11 gennaio, in un resoconto preliminare dichiarava molto improbabile „che si riscontrino differenze sul piano della sicurezza alimentare tra i prodotti provenienti da animali clonati e quelli derivati da animali allevati in modo tradizionale“.&lt;/p&gt;

&lt;pre&gt;&lt;/pre&gt;

&lt;p&gt;A partire dal 2005, L’Agenzia francese per la sicurezza sanitaria ed alimentare (AFssa) ha reso pubblico un &lt;a href=&quot;http://www.academie-medecine.fr/UserFiles/File/rapports_thematiques/veterinaire/benefices_et_risques_li_s_aux_applications_du_clonage_des_animaux_d_levage_afssa_sept_2005.pdf&quot;&gt;rapporto&lt;/a&gt; sui “benefici ed i rischi legati all’applicazione della clonazione sugli animali da allevamento”.
Questa aveva stimato all’epoca che « i dati acquisiti, soprattutto per il latte e la carne, suggeriscono che gli animali discendenti da cloni, che sono gli unici a poter essere proposti ai consumatori, possano essere considerati come i loro equivalenti allevati secondo metodi di riproduzione classica ». Mostrandosi vigilante sulla questione, aveva inoltre ricordato all’epoca che  « la novità che caratterizza i cloni  e le anomalie che si presentano in alcuni casi, almeno durante un periodo iniziale della loro vita, invitano ad effettuare esami più approfonditi di quelli a cui sono sottoposti gli animali ottenuti da fecondazione ». Aveva inoltre invitato ad una « sorveglianza a lungo termine » su tale pratica.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L’UE seguirà le impronte degli Stati Uniti ? A questo riguardo Connie Tipton, presidente dell’International Dairy Foods Association (IDFA), ha notato, a seguito della constatazione della Commissione, che l’Unione Europea si trovava nella stessa posizione degli Stati Uniti un anno prima, riguardo alla valutazione dei rischi sanitari ed economici legati alla commercializzazione di alimenti ricavati da animali clonati.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;ins&gt;« L’uomo ha sempre dovuto trasformare la natura per i propri fini »&lt;/ins&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Le problematiche che nascono da tale evoluzione sono evidentemente molteplici.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Le organizzazioni ecologiste puntano soprattutto sui rischi riguardanti la protezione della biodiversità; la clonazione animale invita, infatti, a preservare esclusivamente le specie o i soggetti più efficienti e di riflesso, i più convenienti. Come fare dunque per non temere l’uniformazione crescente del nostro consumo alimentare? Nel momento in qui in Francia viene creata la Fondazione Scientifica per la biodiversità, non siamo forse di fronte ad un paradosso ?&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Un’altra questione è quella sulla tracciabilità di questi  « nuovi alimenti ». Per il momento, non si è fatto alcun riferimento ad un eventuale obbligo di etichettare gli alimenti derivanti da animali clonati. Successivamente alla decisione della FDA su questo argomento, alcuna misura specifica, soprattutto riguardante l’etichetta, è prevista durante la commercializzazione di questi alimenti. E ancora peggio, coloro che desidereranno non seguire questa evoluzione e rendere visibile, attraverso un’etichetta, che i loro prodotti non provengono da animali clonati, dovranno richiedere un’autorizzazione. Speriamo almeno che l’UE non prenda la stessa strada ma assicuri una transizione tranquilla verso la commercializzazione di alimenti prodotti da clonazione.
Gilles-Eric Séralini, professore e ricercatore all’Università di Caen e membro della Commission du génie biomoléculaire, teme le potenziali conseguenze di questa situazione: « la posizione delle autorità americane, che consiste nel considerare i prodotti derivanti da clonazione equivalenti a quelli derivanti da processi “naturali”, permetterà agli industriali di evitare studi tossicologici e ambientali, come già accaduto in buona parte per gli OGM». Per lui, « l’autorizzazione della FDA aprirà anche le porte agli OGM animali, che sono molto più interessanti da riprodurre per clonazione». Una mucca alla quale sarà stato modificato il genoma in laboratorio per fare in modo che produca latte povero di grassi potrebbe quindi anche essere duplicata all’infinito (&lt;a href=&quot;http://www.lexpress.fr/services/archives/consultation.asp?id=068588F&quot;&gt;riferimento all’articolo de L’Express apparso il 23.11.2006&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Infine, come non evocare l’aspetto morale di una tale evoluzione.  Louis - Marie Houdebine, ricercatore all’&lt;a href=&quot;http://www.inra.fr/&quot;&gt;Inra&lt;/a&gt; (Istituto nazionale - francese -  per la ricerca agronomica) e membro dell’Afssa (Agenzia francese per la  sicurezza sanitaria degli alimenti),  dopo la decisione della FDA del 15 gennaio scorso, aveva pensato bene di ricordare che « l’uomo ha sempre trasformato la natura per adattarla ai  propri fini ». Senza cedere a false ingenuità, va notata la pericolosità insita in questa affermazione: l’uomo tenta di adattare la natura ai propri fini, alle proprie abitudini.   Questa filosofia dovrebbe cercare di considerare il rispetto per la natura quale condizione ineluttabile per mantenere essa stessa in vita.&lt;/p&gt;

&lt;pre&gt;&lt;/pre&gt;

&lt;p&gt;Si è vistoche le reazioni sono numerose e forti. Possiamo immaginare che se l’Unione Europea deciderà di accettare il punto di vista dell’EFSA, questa decisione provocherà scontento fra i  cittadini europei. Questa decisione della Commissione europea  pone un certo numero di problemi etici e susciterà senza dubbio accesi dibattiti che richiameranno l’attenzione dell’Unione Europea prima che questa prenda delle posizioni che potrebbero rivelarsi affrettate.
La corsa al progresso dovrebbe sistematicamente tener conto della salute animale ed umana.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Allora, ben cotta o al sangue la vostra bistecca clonata?&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
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    <title>«I bambini non sono piccoli adulti » : verso una strategia europea per i diritti dell’infanzia.</title>
    <link>http://strasbourg.cafebabel.com/it/post/2008/04/01/I-bambini-non-sono-piccoli-adulti-%3A-verso-una-strategia-europea-per-i-diritti-dellinfanzia</link>
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    <pubDate>Tue, 01 Apr 2008 02:58:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>Vincent</dc:creator>
            
    <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Scritto da Lena Morel&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;em&gt;Tradotto da Roberta Pinna e Véronique Strobel&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;


&lt;h5&gt;Strasburgo, Parlamento europeo, articolo pubblicato in francese il 12 marzo 2008.&lt;/h5&gt;


&lt;p&gt;Gli anni in « 9 » sono ricchi di evoluzioni per i diritti dell’infanzia.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;1959&lt;/strong&gt; : La Carta dei diritti dell’infanzia viene adottata all'unanimità dall'ONU.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;1979&lt;/strong&gt;: Anno internazionale dell'infanzia.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;1989&lt;/strong&gt;: Adozione da parte dell’ONU della Convenzione Internazionale per i diritti dell’infanzia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;em&gt;L’Unione europea tenterà di rendere il 2009 una nuova data simbolica al riguardo ?&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://strasbourg.cafebabel.com/public/strasbourg/./.droits_enfants_s.jpg&quot; alt=&quot;droits_enfants.jpg&quot; style=&quot;float:left; margin: 0 1em 1em 0;&quot; /&gt;Nel momento in cui il Parlamento europeo prepara una sessione plenaria nella quale la « questione femminile » sarà uno dei temi principali, è interessante ritornare a parlare della sessione parlamentare dello scorso Gennaio a Strasburgo, durante la quale il deputato europeo Roberta Angelilli (UEN, Italia, per la Commissione delle libertà civili, della giustizia e degli interni) e il deputato Panayotopoulos-Cassiotou (PPE-DE, Grecia, per la commissione dei diritti della donna e delle pari opportunità) hanno presentato il rapporto sulla strategia europea per i diritti dell’infanzia. (2007/2093(INI)). Adottato dalla maggioranza dei deputati europei, il rapporto richiede la creazione di una linea di finanziamento specifica per la messa in atto della futura strategia.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La questione non è nuova, visto che già nel Luglio del 2006, una &lt;a href=&quot;http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/en/com/2006/com2006_0367en01.pdf&quot;&gt;comunicazione&lt;/a&gt; preannunciava il lavoro della Commissione europea e gli obiettivi fissati per il periodo 2006-2007, dei quali gran parte non è stata raggiunta.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Quando l’Unione europea ha fatto sua la questione dei Diritti  dell’infanzia.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La protezione dei diritti dell’infanzia trova la sua prima base giuridica europea nel Trattato di Lisbona e nella Carta dei Diritti Fondamentali: « L’Unione combatte (…) le discriminazioni, e promuove (…) la protezione dei diritti dell’infanzia », e viene precisato che « nelle sue relazioni col resto del mondo, L’Unione  (…) contribuisce alla protezione dei diritti dell’Uomo, in particolare quelli dell’infanzia» (art. 3 Trattato di Lisbona).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;« In tutti gli atti relativi all’infanzia, che siano compiuti dalle autorità pubbliche o da istituzioni private, l’interesse per l’infanzia deve essere preso in attenta considerazione » (art. 24 Carta dei Diritti Fondamentali).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Roberta Angelilli aveva sottolineato a Gennaio la necessità di proteggere i bambini « in tutti gli aspetti delle politiche europee ».L’obiettivo è duplice : garantire da un lato la partecipazione dei bambini nelle decisioni che li riguardano e più in generale, avere un &lt;em&gt;mainstream&lt;/em&gt; sui diritti dell’infanzia in tutta l’Europa. Il valore aggiunto di questo rapporto si trova nella volontà proclamata di inserire dei diritti positivi del bambino nel diritto comunitario : il diritto ad un’identità propria, il diritto di crescere in condizioni di sicurezza, il diritto all’affetto, il diritto ad una famiglia, il diritto di essere amato e al gioco, il diritto alla salute, all’istruzione, all’integrazione sociale, alla parità delle opportunità, allo sport e ad un ambiente pulito e protetto,il diritto di ottenere informazioni a questo riguardo. L’eterogeneità di alcuni aspetti del diritto è evidente nel contenuto del documento presentato durante la sessione plenaria del Parlamento europeo. Dominio pubblico o privato, il documento assomiglia più ad un riassunto di un brainstorming che ad un ragionamento costruito su un metodo di riflessione sistematica.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Rispondendo con questo rapporto alla comunicazione della Commissione europea, il Parlamento europeo sottolinea che non si tratta di contestare uno stato delle cose, ovvero i pericoli ai quali sono esposti i bambini, ma di trasformare l’applicazione del diritto in particolari casi.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://strasbourg.cafebabel.com/public/strasbourg/./.enfant_eu_PE_s.jpg&quot; alt=&quot;enfant_eu_PE.jpg&quot; style=&quot;float:left; margin: 0 1em 1em 0;&quot; /&gt;&lt;strong&gt;Far accettare l’universalità dei diritti dell’infanzia.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il rapporto  di Angelica Angelilli costituisce una « bozza sui diritti dell’infanzia per arrivare a risultati tangibili » andando al di là degli elementi contenuti nella comunicazione della Commissione Europea. L’ Ungherese Kinga Gal (PPE-DE) ricorda che i bambini sono inoltre vittime di povertà e discriminazione, mentre la socialista Inger Segelström (PSE, Svezia) sottolinea la responsabilità degli Stati nella lotta contro il traffico di uomini e quindi di bambini. La  salvaguardia dei diritti dei bambini è « la base della società del domani », conclude l’Estone Siiri Oviir (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per L’Europa). Il punto forte nella presentazione del rapporto si articola però attorno alla constatazione della dilagante crescita della pedopornografia.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Pietra angolare del rapporto: far accettare l’universalità dei diritti dell’infanzia. Secondo gli esperti, questo processo deve essere frutto dell’impegno di tutti gli Europei: « Bisogna agire “bene”, in quanto europei », dirà uno dei rappresentanti durante la conferenza stampa. Il riconoscimento dei diritti dei bambini eviterebbe disinganni  come quelli sperimentati nel Ciad con la questione dell’Arca di Zoè ». Il riconoscimento della sua universalità da parte degli Stati, con conseguenti obblighi in materia di diritto dell’infanzia, permetterebbe alla Commissione europea di disporre di una solida base per la conclusione di accordi con i paesi terzi – una condizione che non si trova necessariamente nelle questioni riguardanti i diritti dell’uomo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Un elemento di rammarico è l’esclusivo impegno femminile nelle questioni riguardanti i diritti per l’infanzia. La giustificazione data dalla Panayatopoulos, rappresentante della Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, è estremamente rischiosa: « sono le donne che mettono al mondo i bambini ed è innegabile che le donne siano particolarmente esposte a pericoli».&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;A scapito del Consiglio d’Europa ?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La strategia europea sui diritti dell’infanzia attira l’attenzione su una questione delicata : quella della quasi sistematica interferenza fra Unione europea e Consiglio d’Europa su questo tipo di problematiche. Non è dunque infondata la dichiarazione di &lt;a href=&quot;http://www.europarl.europa.eu/hearings/20070417/libe/summary_en.pdf&quot;&gt;Verena Taylor&lt;/a&gt;, rappresentante del Consiglio d’Europa, fatta durante l’udienza pubblica organizzata dal Parlamento europeo il 17 aprile 2007: «  We would like very much to see the European Union become party to suitable Conventions, thus reinforcing our political and practical cooperation in this context, and giving extra impetus to their ratification members »&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il Parlamento europeo risponde attraverso il rapporto « Verso una strategia europea per i diritti dell’infanzia »: «è il caso di considerare l’opportunità di entrare a far parte di diverse Convenzioni del Consiglio d’Europa. Inoltre è necessario che la Comunità e/o l’Unione europea(e) tentino di adottare, per un periodo ,le Convenzioni sulla criminalità in rete, l’esercizio dei diritti dell’infanzia, sull’adozione o sullo sfruttamento sessuale». Se non resta che gioire per la manifestazione di questa presa di coscienza da parte delle commissioni del Parlamento Europeo impegnate nella questione, resta lo sconcerto riguardo la titubanza mostrata fin’ora sulla possibilità di istaurare  questo tipo di collaborazione.&lt;/p&gt;

&lt;pre&gt;&lt;/pre&gt;

&lt;p&gt;Le proposte avanzate nel documento della Angelilli sono riconducibili a numerosi punti della campagna iniziata dal Consiglio d’Europa. Che queste problematiche vengano riprese dall’Unione europea  non è cosa da biasimare in sé. Ma ciò rischia forse di essere controproducente ? Non si può parlare, in questo caso, di  « concorrenza » tra le istituzioni e le organizzazioni europee, il Consiglio d’Europa è sempre stato precursore in iniziative riguardanti temi umani, sociali e societari che si iscrivono  in una dimensione paneuropea In materia di politica per la gioventù e per l’infanzia. Ultima manifestazione dell’attivismo del Consiglio d’Europa è stata la partecipazione al summit della gioventù fra Africa ed Europa, organizzato a Lisbona all’inizio del mese di Dicembre 2007 a ridosso del summit UE- Africa.
Considerato che le questioni vanno più lontano che nel contesto dell’Unione europea, visto che essa stessa definisce l’universalità del suo approccio, non sarebbe dunque ora che il distacco fra UE e Consiglio d’Europa trovasse fine, considerando il lavoro di quest’ultimo come un laboratorio di riflessione e d’iniziativa paneuropea ?&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;em&gt;(Foto 1: Flickr/Xyo-PaléoGyoTio)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;(Foto 2: Parlamento europeo)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
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